HISTOIRE DU SOLDAT

PRODUZIONE: Oltreilponte Teatro in collaborazione con “Scatola Sonora”
DALL’OPERA DI: Igor Stravinskij
ADATTAMENTO, REGIA E MESSINSCENCA: Beppe Rizzo
MUSICHE ESEGUITE DA: Ensemble Scatola Sonora
ORGANICO STRUMENTALE: Clarinetto, Fagotto, Tromba, Trombone, Violino, Contrabbasso, Percussioni
DIRETTORE D’ORCHESTRA: Marco Amistadi
CON: Manfredi Siragusa, Beppe Rizzo
GENERE: Favola musicale con attore, narratore, pupazzi e orchestra
PUBBLICO: Adulti
DEBUTTO NAZIONALE:
marzo 2005, “Piemonte in Musica”, Chieri (Torino)

Il soldato, finalmente in licenza, sta marciando verso casa dove l’attendono la madre e la fidanzata. Lungo la strada incontra una strano personaggio, il diavolo, che, in cambio del violino del soldato, gli offre un libro che ha il potere di predire il futuro assicurando ricchi profitti. Il soldato accetta lo scambio e decide di seguire questo sconosciuto ma anziché passare tre giorni con lui, come promesso, trascorrono in realtà tre anni. Tornato nel suo paese la madre non lo riconosce, perché lo crede morto in guerra, e la fidanzata è ormai sposata, madre di due figli. Ricco, ma solo, il soldato si lascia andare alla disperazione più cupa. Decide di strappare il suo libro, lasciare tutto e mettersi in viaggio senza una precisa meta. Un giorno, peregrinando, egli apprende che la figlia del Re è gravemente malata e sarà suo sposo chi riuscirà a guarirla. Il soldato decide di tentare l’impresa ma durante il tragitto incontra nuovamente il diavolo che, col suo violino, gli si para davanti. I due si trovano a giocare una partita a carte e il soldato, che perde tutti i suoi averi, riesce a strappare il violino al demonio dopo averlo fatto ubriacare. Con il suono del suo strumento guarisce la principessa e la sposa. Il diavolo decide di vendicarsi e gli predice che, se mai tornerà in patria, al varcare del confine egli prenderà per sempre con sé la sua anima. Vinto dalla nostalgia del luogo natio, dopo tanti anni passati felice con la sua principessa, il soldato decide di fare ritorno al suo paese e varcare il confine, ma il diavolo ricompare e, promessa che il soldato ormai dimenticava, lo porta via con sé.

Note di messinscena

Datato 1918, fu originariamente concepito per un piccolo teatrino ambulante. Il carrozzone che portava in giro gli otto musicisti, i due attori e la ballerina per le piazze di piccole e grandi città, doveva fungere anche da fondale scenografico per la rappresentazione, secondo una comune prassi del teatro di strada. Ed è proprio a un’idea di semplicità e minimalismo che questa messinscena vuole ricollegarsi, anche in virtù dell’argomento favolistico (tratto dalla raccolta di racconti russi di Afanas’ev). Eppure il finale fortemente negativo, l’affermazione dell’elemento diabolico su quello umano, dispone l’opera su un piano di lettura del tutto singolare. In scena, dunque, un solo baule, chiuso a chiave, contenitore della vicenda e assieme simbolo della prigionia del piccolo soldato Giuseppe. Dal suo interno il burattinaio estrae e dà vita al pupazzo, in un gioco che vede, in entrambe queste figure, la proiezione dello stesso personaggio del soldato, come se l’animatore in carne e ossa ne fosse l’anima e l’ominide di cartapesta, invece, ne rappresentasse la fisicità continuamente tentata dall’intima cattiveria del diavolo. E a tirar le fila di questo gioco, supportato dalla presenza della musica dal vivo, sta il narratore, mutevole e sinistro, padrone delle chiavi, che racconta di Giuseppe e in questo trova il pretesto per sottolineare la negata emotività del burattinaio. Perché chi narra è il diavolo stesso che, sovrano dell’anima del soldato, si diverte a far rivivere alla sua vittima ogni volta la stessa condanna.

Note musicali

Dal punto di vista musicale, affrontando la partitura della Histoire du Soldat, ci si ci si trova davanti ad uno dei più particolari e interessanti lavori del primo novecento musicale. Essa appartiene a quello che sarà poi definito “periodo russo”, o “cubista”, di Igor Stravinskij. L’aggettivo “cubista”, mutuato, forse superficialmente, dalla corrente pittorica, ne evidenzia le spigolosità: la poliritmia (che si modifica continuamente); i toni taglienti degli strumenti (spesso usati in registri non comuni); la violenza delle sonorità (derivanti dalla musica popolare); questi caratteri creano la sensazione persistente di una instabilità esplosiva, fatta di blocchi grezzi accostati in modo disorganico. Ma vi sono altri elementi, come la rivisitazione della musica jazz e leggera: il tango, il rag-time, il valzer, il couplet (per citare alcuni dei brani dello spettacolo), sono personali versioni di una tradizione musicale non legata alla musica colta. L’organico stesso dell’ensemble, nella sua disomogeneità, ricorda gli ambienti della belle epoque parigina, con le orchestrine di teatrini e locali, nelle quali venivano spesso disinvoltamente accostati strumenti di natura molto diversa. Di particolare importanza è il rapporto con il testo, che non si risolve in un semplice accompagnamento delle parole, ma scivola più in profondità, approfittando dei simbolismi della fiaba, come quello che lega la musica del violino all’anima del soldato. Per ciò che riguarda la realizzazione pratica, l’esecuzione risulta di notevolissima difficoltà. Richiede studio accurato e impegno altissimo ma, soprattutto, notevole esperienza e capacità. La nostra concertazione ha cercato di superare l’ostacolo tecnico e di aggiungere un’impronta personale. L’obiettivo è stato quello di mettere in evidenza, con espressività ma con estrema chiarezza, tutte gli elementi che caratterizzano la partitura, i più importanti tra i quali, sono quelli elencati in questo breve prospetto. (Marco Amistadi)

compagnia oltreilponte teatro

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