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NOVITÀ 2019

RIPRESA DELLO SPETTACOLO CON NUOVA ATTRICE
da giugno 2019

LA GATTA CENERENTOLA

Progetto Fiaba Popolare Italiana

PRODUZIONE: Oltreilponte Teatro
UNO SPETTACOLO DI: Beppe Rizzo
DRAMMATURGIA: Valentina Diana, Beppe Rizzo
PUPAZZI E COSTUMI: Cristiana Daneo
CON: Anna Montalenti, Beppe Rizzo
FONTI: Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile, 1634
GENERE: Teatro di narrazione con figure e musiche originali dal vivo
PUBBLICO: Famiglie e bambini dai 5 anni
DEBUTTO NAZIONALE:
aprile 2012, Festival ‘Giocateatro’ – Vetrina di Teatro per le Nuove Generazioni, Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, Torino
PREMI E RICONOSCIMENTI:
1° Premio della Giuria – Miglior Spettacolo Festival ‘Giocateatro’ Torino – aprile 2012

Tutti conoscono la storia di Cenerentola, ma pochi sanno che ne esiste una versione più antica, italiana, che ha come protagonista una bambina di nome Zezolla. Zezolla non ha una sola matrigna, ne ha due. Non ha due sorellastre, ma sei. Inoltre non è una bambina perfetta: anche a lei, come a tutti, capita di commettere degli errori. Nonostante queste differenze, anche Zezolla, come Cenerentola, cade in disgrazia e viene segregata e disprezzata all’interno della sua stessa famiglia. Queste avversità, per quanto dure da sopportare, non sono però gratuite, anzi. Trovarsi a fronteggiarle la renderà forte e le darà fiducia in se stessa. Così poco a poco Zezolla, il cui soprannome è Gatta Cenerentola, per il suo andarsene randagia, sola e selvatica per le cucine col volto sporco di cenere, da fanciulla diventerà ragazza e poi adulta. Grazie al sostegno delle fate dell’isola di Sardegna riuscirà nel difficile compito di affrontare il mondo fuori dall’angusto contesto familiare e a capire che anche se la sua vita non può essere una fiaba, sarà pur sempre una bella vita da vivere.

Progetto Fiaba Popolare Italiana

Il progetto nasce con l’idea di cercare un nuovo modo per raccontare la fiaba italiana attraverso il teatro di figura, nel tentativo di avvicinare queste tradizioni di origine popolare al pubblico contemporaneo. Questo percorso, intrapreso nel 2006, ha portato alla creazione di un ciclo di spettacoli ispirati a fonti come le Fiabe popolari italiane (1956) di Italo Calvino e, nel caso de La Gatta Cenerentola, all’opera secentesca di Giambattista Basile Lo cunto de li cunti (1634), fondamentale per essere tra le più antiche e coerenti registrazioni scritte del narrato popolare di tradizione orale. In epoca romantica i racconti di Basile furono a loro volta fonte d’ispirazione per buona parte dei maggiori favolisti europei: Perrault, i Fratelli Grimm e Andersen vi attinsero infatti liberamente.

SCHEDA DIDATTICA
LE FONTI
Lo spettacolo è ispirato alla fiaba La Gatta Cenerentola (Trattenimiento siesto de la jornata primma) contenuta in Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille, raccolta di cinquanta fiabe in lingua napoletana scritte da Giambattista Basile, edite fra il 1634 e il 1636 a Napoli. Opera nota anche col titolo di Pentamerone. La Gatta Cenerentola è la versione italiana di una storia antichissima, che ebbe grande diffusione a partire dal IX secolo avanti Cristo, periodo in cui la si trova, in forma arcaica, per la prima volta in una novella cinese. Dalla Cina percorre il mondo arabo e giunge sino all’occidente romano (tra il I e il II secolo dopo Cristo) dove si attesta nella letteratura e, soprattutto, si radica nell’oralità popolare, arricchendosi di varianti e trasformazioni a seconda dei luoghi e dei tempi. Finché Basile, autore colto della corte napoletana nel ‘600, frequentando il popolo e i luoghi dell’oralità, ne fissa per iscritto la storia, gettando le basi per quella Cenerentola moderna che giungerà sino ai nostri tempi, grazie ai successivi rimaneggiamenti di Perrault (seconda metà del ‘600) e dei fratelli Grimm (1812). Con il cartone animato di Walt Disney del 1949, ispirato alla versione di Perrault, la storia di Cenerentola prende la sua forma definitiva nell’immaginario collettivo, si spoglia del suo spessore originario e si cristallizza nella fiaba che celebra la vittoria dei buoni sentimenti e il trionfo sull’ingiustizia.
Lo scopo della messinscena è quello di riportare alla luce una versione più antica, e italiana, di una storia universalmente nota. Una versione ricca e articolata, cruda e fresca, che conserva forme e temi originari, in grado di destare l’attenzione del pubblico sia per l’intensità dei motivi proposti, sia per le differenze tra questa e l’altra Cenerentola, quella moderna, più celebre e famosa.

TEMI PREVALENTI
La fiaba di Cenerentola racconta, dal punto di vista femminile, il passaggio dal mondo dell’infanzia al mondo degli adulti, secondo un percorso di crescita che trova nel matrimonio il suo compimento. Secondo l’analisi antropologica, la giovane protagonista viene allontanata dal nucleo originario, degradata e imbruttita in vista della sua maturazione, e la scarpetta che perderà sarà il simbolo, la traccia, della sua rinnovata femminilità.
Lo spettacolo accoglie la tematica della crescita e, seguendo Basile, la colloca all’interno di un preciso contesto, quello della famiglia. Le vicende che coinvolgono la protagonista Zezolla, scaturiscono sempre dal rapporto con i componenti del nucleo famigliare, siano essi presenti o mancanti, in una dialettica che vede la bambina subire le scelte e la logica degli adulti, come il padre vedovo che decide di risposarsi e le impone una matrigna avida e insensibile. O come la sua maestra, che la induce con l’inganno a togliere di mezzo la matrigna, per diventare lei stessa la nuova tutrice. La ragazza, che ingenuamente si macchia di una grave colpa, finisce così in disgrazia, cambia stato e cambia nome, da principessa Zezolla diventa Gatta Cenerentola. Relegata e dimenticata nelle cucine, viene tenuta lontano dal mondo. Tutte queste esperienze, compreso il rapporto con le sorellastre, rappresentano lo strumento per la crescita della protagonista. Una crescita che si consuma all’interno della famiglia ma che ha il suo esito fuori. E, precisamente, nella possibilità di crearsi un proprio nucleo autonomo. La ragazza, superando le difficoltà anche grazie all’aiuto magico delle Fate, diventa donna e dunque madre. Abbandona la sua casa per crearsene una propria. Deve farlo, perché è il percorso obbligato di tutti gli esseri umani. In questo risiede il valore universale della fiaba. La sua crescita passa attraverso prove e avversità a partire dall’ambiente famigliare, quello in cui si muovono i primi passi, si acquisiscono modelli e si sperimentano le prime relazioni.

TECNICHE E LINGUAGGI UTILIZZATI
“La Gatta Cenerentola” appartiene al genere del teatro di narrazione con figure. Due attori, rivolgendosi direttamente al pubblico, raccontano la vicenda utilizzando le figure (i pupazzi) per rappresentarne i personaggi. In generale, dopo una premessa narrativa al passato, segue la scena con i personaggi al presente, come se si stesse verificando in quel momento. I due attori, dunque, non sono personaggi ma narratori esterni alla vicenda che, all’occasione, muovono le figure, cantano, intervengono o commentano gli episodi del racconto, godendo della massima libertà.
Quando i due attori muovono le figure lo fanno con la tecnica dell’animazione a vista (e cioè rimanendo visibili), prestando la loro voce ai diversi personaggi. I pupazzi, costruiti quasi a grandezza d’uomo, sono manipolati attraverso una maniglia collocata all’interno della testa. Ma, grazie a un meccanismo strutturale, hanno la possibilità di rimanere fermi e stabili da soli, di modo che possano essere utilizzati come statue o elementi di un’immagine statica.
Teatro di figura e teatro di narrazione si fondono quindi in un impianto semplice, di immediata fruizione, arricchito dalla componente musicale (canzoni dal vivo accompagnate da fisarmonica). Non c’è finzione, tutto si svolge di fronte agli spettatori: i due attori si presentano dichiarando i loro nomi e il loro intento di raccontare una storia antica e nuova al tempo stesso.

METODO DI LAVORO
Il percorso che ha portato alla realizzazione dello spettacolo si è articolato nell’arco di otto mesi, percorrendo diverse tappe. Il primo obiettivo è stato costituire un piccolo ma solido gruppo di lavoro la cui somma di competenze potesse portare alla completa creazione dello spettacolo. Il gruppo, coordinato e guidato dal regista, era composto da un’attrice, una scrittrice e una costruttrice. Dalle prime sedute di discussione sono maturate le scelte generali sullo stile, la poetica e il significato dello spettacolo. Queste idee iniziali sono servite da guida per le prime scelte operative sulla messinscena e la creazione delle figure e dei materiali.
Dopo questa prima fase si è proceduto con l’analisi della fiaba, nel tentativo di evidenziare quelle parti narrative che potevano, in accordo col senso generale, essere trasposte scenicamente e scartando quelle che invece presentavano difficoltà. Ciò ha portato alla creazione di una struttura (detta canovaccio), articolata nei momenti di inizio-sviluppo-fine, basata su un’ipotesi di successione delle scene con relativi personaggi. Contemporaneamente al lavoro di analisi sulla fiaba, è iniziata l’opera di creazione delle figure partendo dai volti e dalla definizione dei tratti somatici: la costruttrice ha proposto al gruppo di lavoro delle forme modellate con la plastilina che, dopo le opportune modifiche, sono servite come base per un calco in gesso sul quale si è lavorato col metodo della cartapesta.
Terminata quest’attività preparatoria, è cominciato il lavoro operativo di scrittura del testo, con la composizione delle prime scene e, contemporaneamente, di creazione delle figure. In questa fase sono cominciati gli incontri in sala prove dove il gruppo di lavoro, assieme agli attori, ha iniziato a riscontrare la validità delle scelte, sia per il testo che per le figure. Da qui in poi, si è proceduto secondo una verifica progressiva: si mettevano in scena con gli attori le parti di testo nuove, le quali venivano modificate e migliorate attraverso le idee registiche che scaturivano dalle prove, poi si tornava a tavolino per sistemare le scene nel copione e si procedeva con la scrittura di nuove parti, poi ancora in sala prove e così via.
Una volta terminata la messinscena registica, col testo e le figure completi ma non ancora definitivi, la compagnia ha effettuato una decina di prove a porte aperte, distribuite nell’arco di due mesi, nelle scuole elementari di Torino e provincia, per raccogliere le impressioni, i consigli e le critiche del pubblico. Grazie a questi momenti si è potuto, di volta in volta, apportare allo spettacolo diverse modifiche sino ad arrivare alla versione definitiva del debutto.

COSTUMI, SCENOGRAFIE E MUSICHE
I costumi sono stati concepiti rifacendosi all’arte figurativa dell’epoca di Basile (‘600, Brueghel il giovane), senza che quest’elemento di collocazione storica fosse però determinante per l’economia dello spettacolo. Questa ricerca ha portato alla confezione di costumi con sfumature di colore del bianco e del marrone, dalle forme semplici ma ricche di dettagli (maniche, colletti, orli, ecc) che, seppur nella loro varietà, restituiscono nel complesso una sensazione di forte unità. Si è data così forma a una tipologia di figura non di tradizione ma contemporanea, particolarmente adatta a stimolare la fantasia e la partecipazione dello spettatore.
Per ciò che riguarda le scenografie, si è scelto di lavorare con pochi ed essenziali elementi, per favorire ulteriormente l’intervento attivo e la creatività autonoma del pubblico che può così proiettare, in un universo volutamente sgravato dal fardello di eccessive suggestioni scenografiche, la propria visione immaginaria di ambienti, situazioni e contesti.
Le canzoni, sempre eseguite a due voci con fisarmonica dal vivo, sono state appositamente create per lo spettacolo. Le musiche e i testi non sono ispirati a particolari fonti tradizionali ma, seguendo la libera fantasia degli autori, intervengono in maniera originale nella narrazione, ne sottolineano o dilatano alcuni momenti e, in alcuni casi, coinvolgono direttamente il pubblico, che alla fine si trova a cantare con gli attori.

SCHEDA TECNICA

Durata dello spettacolo: 55 min. circa
Tempo di montaggio e smontaggio: 2 ore circa
Materiale certificato di compagnia: 2 radiomicrofoni ad archetto con microfono a capsula; impianto audio con 2 casse acustiche e mixer; impianto illumonitecnica con 2 fari da 1000 W e dimmer.
Luogo dell’allestimento: all’aperto o al chiuso

In teatro

Spazio scenico minimo: larghezza 6 m. x profondità 4 m.
Quadratura nera: si
Luci: l’indispensabile per piazzato fisso bianco (in caso di indisponibilità la compagnia è autonoma)
Audio: impianto con diffusori + mixer per l’amplificazione delle sole voci (in caso di indisponibilità la compagnia è autonoma)
Presa elettrica: CEE 16 Ampere + presa 220 per la fonica
Carico elettrico: 3KW

In spazi non teatrali

Palcoscenico: necessario (min. 40/50 cm altezza).
Spazio scenico minimo: larghezza 6 m. x profondità 4 m.
Presa elettrica: CEE 16 Ampere + presa 220 per la fonica
Carico elettrico: 3KW
Oscurabilità: lo spettacolo è rappresentabile anche in assenza di buio teatrale

Numero di telefono di riferimento della compagnia: 339 5693396

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